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Raffaella Usai
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La nuova direttiva dell'UE sulla sorveglianza del suolo entrerà in vigore il 16 dicembre 2025. La legge dovrebbe consentire di registrare sistematicamente lo stato dei suoli dei vigneti e migliorare la salute di tutti i suoli nell'UE entro il 2050. Si stima che attualmente il 60-70% sia in cattive condizioni.

Per il settore vitivinicolo questo può aprire opportunità, ma provoca anche notevoli discussioni all'interno del settore. Per le cantine, suoli sani sono un fattore centrale di produzione. Influenzano la capacità di ritenzione idrica, l'apporto di nutrienti, lo sviluppo delle radici, nonché il rendimento e la qualità dell'uva. La nuova legge dell'UE si concentra proprio su questo: in futuro, i suoli dovranno essere esaminati e valutati in tutta Europa secondo criteri uniformi. Ciò include proprietà fisiche come compattazione ed erosione, parametri chimici e caratteristiche biologiche della vita del suolo.

Un vantaggio per il settore vitivinicolo risiede nella migliore base di dati. Attraverso esami regolari del suolo, i problemi possono essere identificati precocemente, come perdite di nutrienti, crescente compattazione o rischi di erosione in terreni ripidi. A lungo termine, questo può aiutare ad aumentare la resilienza dei vigneti contro la siccità e le forti piogge.

Inoltre, obiettivi sostenibili dovrebbero fornire orientamenti su come potrebbero apparire suoli sani entro il 2050. Questi valori non sono vincolanti, ma possono servire come linee guida professionali per una gestione a lungo termine e supportare investimenti in strategie di protezione del suolo, ad esempio in programmi di finanziamento o consulenze.

Nonostante questi potenziali vantaggi, il Deutscher Weinbauverband (DWV) è critico nei confronti della direttiva. Secondo il sindacato, il settore vitivinicolo rischia soprattutto ulteriore burocrazia e costi, senza che sia evidente un chiaro beneficio pratico. Il sindacato considera particolarmente critica la combinazione di obiettivi a livello dell'UE e valori soglia stabiliti a livello nazionale. Questi potrebbero portare nella pratica a conseguenze in caso di risultati di misurazione elevati, anche quando le cause non rientrano nell'ambito di influenza dell'azienda o la sicurezza delle misurazioni è fortemente dipendente dalla posizione.

Un altro punto centrale di critica riguarda il monitoraggio previsto dei residui di PFAS e pesticidi. Il DWV avverte che i carichi derivanti da siti contaminati o dall'aria - cioè ingressi non causati dalla gestione attuale - potrebbero essere attribuiti a singole aziende. Ciò comporta rischi legali ed economici per le cantine, soprattutto nelle aree di coltivazione tradizionali.

Per il DWV, è quindi fondamentale l'attuazione nazionale. Il sindacato richiede un'attuazione il più snella e pratica possibile, senza ulteriore burocrazia e regole chiare per delimitare in modo chiaro i carichi esterni all'azienda. Solo in questo modo si può evitare che il settore vitivinicolo venga ulteriormente gravato da nuove disposizioni.

(ru / Foto: Raffaella Usai)

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