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In vista della vendemmia 2026, molti consorzi italiani puntano a una limitazione delle rese per ettaro. Il contesto sono ancora grandi scorte e una situazione commerciale tesa. Secondo il Ministero dell'Agricoltura italiano, al 31 maggio 2026 si trovavano circa 49,1 milioni di ettolitri di vino nelle cantine - più di un raccolto annuale medio. Per allineare meglio offerta e domanda e per evitare un ulteriore crollo dei prezzi, soprattutto per i vini in botte, numerose denominazioni stanno riducendo le rese consentiti per ettaro.
Così, il consorzio Toscana IGT ha richiesto una riduzione delle rese del 20%. Sono previsti 13.600 kg/ha per i vini bianchi (invece di 17.000 kg) e 12.000 kg/ha per i vini rossi (invece di 16.000 kg/ha). Già attuate o decise sono misure simili in rinomate denominazioni toscane: Brunello di Montalcino ridotto a 7.000 kg/ha (da 8.000 kg), mentre il consorzio Chianti ha nuovamente richiesto un taglio del 20%. Anche il consorzio Chianti Classico mira a una riduzione a 6.500 kg/ha (invece di 7.500 kg). Nessuna riduzione delle rese è prevista finora per Vino Nobile di Montepulciano e Bolgheri.
Anche in Veneto la tendenza continua. Il consorzio dei vini Valpolicella aveva già deciso per il periodo 2025-2027 una riduzione da 12.000 a 10.000 kg/ha, con una parte della quantità che può essere richiesta se necessario. Per il Pinot Grigio delle Venezie, la più grande denominazione di vino bianco d'Italia, per il 2026 è prevista una soglia massima di 16.000 g/ha, inclusa una quantità di 3.000 kg/ha, che può entrare nel mercato solo previa autorizzazione del consorzio. Il consorzio Soave va ancora oltre: per i prossimi tre annate, la superficie DOC utilizzabile per azienda sarà praticamente dimezzata, accompagnata da una riduzione dei rendimenti a 13.000 kg/ha per il Soave e 12.000 kg/ha per il Soave Classico.
In Piemonte si riduce: il consorzio Barolo Barbaresco Alba Langhe e Dogliani riduce Langhe Nebbiolo e Barbera d'Alba a 9.000 kg/ha (-10%), mentre Barolo e Barbaresco attualmente non sono interessati. La denominazione Barbera d'Asti riduce i rendimenti da 9.000 kg a 8.500 kg/ha e riduce nel contempo notevolmente la quantità di surplus consentita, abbassando così il limite di produzione effettivo.
(ru - Immagine: Raffaella Usai)
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